Gestire un incidente stradale in Italia che coinvolge un veicolo con targa estera richiede un lavoro complesso, preciso e spesso poco conosciuto. A fare da ponte in Italia tra le compagnie assicurative, i danneggiati e i Bureau internazionali c’è UCI (Ufficio Centrale Italiano). 

Per approfondire i meccanismi del sistema della Carta Verde e condividere buone prassi a livello europeo, Lilia Ciobanu (in UCI da quattro anni) e Marco Muraca (in UCI da quasi tre anni) hanno partecipato dal 24 al 26 giugno alla COB Academy a Bruxelles. 

In questa intervista ci raccontano cosa fa il loro ufficio nel quotidiano e il valore dell’esperienza formativa vissuta insieme ai colleghi di tutta Europa. 

D: di cosa vi occupate nello specifico in UCI nel vostro lavoro quotidiano?

Lilia: lavoro nell’ufficio che si occupa della fase di apertura e gestione dei sinistri. Quando si verifica un incidente in Italia con un veicolo straniero, il nostro compito è intercettare e interfacciarci con il Bureau estero di riferimento — ad esempio quello tedesco se il veicolo ha targa tedesca — per verificare la copertura assicurativa e raccogliere tutte le informazioni necessarie. 

Marco: esatto. Riceviamo ed esaminiamo le richieste danni, collaborando con i legali, le compagnie assicurative e gli uffici omologhi all’estero. Il nostro lavoro serve a snellire l’intero processo e a fare da tramite: trasferiamo poi le pratiche all’ufficio liquidazione o alle compagnie corrispondenti designate in Italia, affinché il danneggiato possa essere risarcito. 

D: qual è il valore reale di questo lavoro per gli automobilisti e per il sistema assicurativo?

Marco: molti automobilisti scoprono l’esistenza di UCI solo nel momento in cui hanno un incidente con una vettura estera. Senza questo coordinamento, la procedura per ottenere il risarcimento a livello internazionale sarebbe estremamente complessa. Il nostro ruolo è proprio quello di facilitare la gestione ed essere una tutela per le vittime degli incidenti stradali. 

D: a proposito di tecnologia e innovazione: si parla molto di intelligenza artificiale. La utilizzate nel vostro lavoro?

Marco: sì, la stiamo usando nell’ultimo anno ed è un supporto utilissimo per velocizzare l’apertura dei sinistri. L’AI analizza le richieste che ci arrivano (cartacee o via PEC), estrae e organizza i dati fondamentali — come le targhe, distinguendo quelle italiane da quelle estere, la nazionalità e i dati delle parti coinvolte. A noi spetta il compito di verificare e convalidare le informazioni. Questo ha ridotto notevolmente i tempi e automatizzato un processo che prima richiedeva molta operatività manuale. 

D: dal 24 al 26 giugno avete partecipato alla COB Academy a Bruxelles. Che esperienza è stata?

Lilia: è stata un’esperienza davvero formativa e a 360°. Eravamo 37 partecipanti provenienti da 15 Paesi diversi. Abbiamo affrontato casi pratici in gruppi di lavoro guidati da docenti ed esperti del Consiglio dei Bureau, affrontando temi cruciali come il diritto internazionale a tutela delle vittime degli incidenti. Personalmente è stato molto stimolante anche confrontarmi con i colleghi della Moldova (il mio Paese d’origine), della Romania e dell’Ucraina, scoprendo come le normative e le gestioni locali stiano evolvendo. 

Marco: è stato un momento chiave per comprendere la struttura del sistema Carta Verde e dell’organizzazione COB a livello macro. Oltre agli aspetti tecnici e legali, si è parlato di stabilità finanziaria, protezione dei dati e dell’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore. 

D: qual è il principale insegnamento che vi portate a casa dal confronto con gli altri Paesi?

Marco: anche se lavoriamo tutti con l’unico e medesimo obiettivo — ovvero supportare e proteggere chi subisce un sinistro con un veicolo estero — abbiamo scoperto che ogni Bureau adotta sfumature e metodi operativi differenti. Confrontare le nostre metodologie con quelle degli altri ci ha resi ancora più consapevoli dell’alto livello di efficienza e trasparenza che abbiamo strutturato in Italia. 

Lilia: confermo. Notare queste differenze operative ti apre la mente e ti permette di capire subito come interfacciarti con i vari Paesi quando si collabora su una pratica internazionale. 

D: consigliereste questa formazione ai vostri colleghi?

Lilia & Marco: Assolutamente sì! Ringraziamo l’organizzazione per l’ottima riuscita dell’evento. È un’esperienza che dà una visione molto più ampia del settore in cui lavoriamo e rafforza lo spirito di collaborazione internazionale. Consigliamo vivamente a tutti i colleghi di partecipare alle prossime edizioni e ai corsi di livello avanzato. 

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